Vita da Farmacista rurale

“Dottore, Lei cosa ne pensa?”.
Quale domanda, professionalmente, ci appaga più di questa. Sicuramente stimola l’orgoglio del ruolo di cui siamo investiti e dà la consapevolezza che, con la risposta, ci giochiamo la fiducia del nostro interlocutore che, solo per il fatto di averlo detto, merita tutta la nostra attenzione.
In questo senso credo di partire da un punto di vantaggio nel mio ruolo di farmacista rurale. Nella civiltà contadina il farmacista rientra ancora tra i notabili del paese, affiancato dal medico e dal sindaco e, a seconda degli autori, dal prete e dal maresciallo.
Quanti piccoli problemi, spesso psicologici, il farmacista risolve con l’umanità di una buona parola. E quante volte ti sei visto consegnare trepidante un’analisi, per avere un primo sostegno prima del giudizio definitivo e insindacabile del medico. Non vai oltre il tuo ruolo confrontando i risultati con i parametri di riferimento scritti accanto; mentre rilevi con professionalità che “Il colesterolo buono è un po’ basso e le manca un po’ di ferro”, pensi che lo avrebbe potuto leggere anche da sé. Ma non è così. Tu sei il “dottore” di cui si fida perché ti conosce da una vita, e sei responsabile di fargli passare una notte in bianco se calchi la mano.
05-farmaluccaE che dire della calma e del buon senso che devi mettere nel quotidiano duello “ricetta sì, ricetta no” con clienti e amici da una vita.
E la collezione dei “bigliettini” strani che tieni nel cassetto per rivivere il momento di spensieratezza quando te li hanno consegnati? Li scorri e, mentre ti avvii a cercare i prodotti, rifletti: “Ma l’olio “d’origine” (ricino), lo usavano anche Adamo ed Eva?” E le “gazze” (garze) medicate faranno volare via prima la ferita? L’aspirina “fosforescente” (effervescente) è particolarmente utile per i mal di testa notturni? E forse il “Cerotto Bertolli” (Bertelli) è un nuovo tipo di nutrizione transdermica.
Ricordo con affetto mio padre, farmacista corredato anche di laurea in chimica con lode, nemico di ogni imprecisione. Da ragazzo lo osservai mentre era impegnato a far pronunciare esattamente “Tintura di Iodio” ad una anziana contadina; dopo dieci minuti, concluse dall’alto del suo carisma che non gli veniva solo dal ruolo: “Avanti, ora ripeta!” La donna, intimidita ma serafica, rispose: “Sì, appunto…. D’odio”.
Ma bastano i rapporti umani a compensare i maggiori problemi che affronta giornalmente la farmacia rurale, primo e, spesso, unico avamposto sociale?
I turni sono massacranti, richiedendo la disponibilità, non retribuita, 24 ore su 24 almeno per un’intera settimana al mese. Lo stress maggiore è nel non potersi allontanare, anche se per intere notti non chiama nessuno. Poi una sera decidi di andare al ristorante con amici, a non più di tre Km dalla farmacia, sempre per la pronta reperibilità. Quella sera arrivano tre chiamate in successione (giusto l’intervallo di tempo per tornare al ristorante) e torni a casa promettendoti: mai più a cena fuori durante il turno… finché due settimane senza chiamate ti danno la forza per riprovare. Per quanto riguarda i fornitori, il fatturato ne permette solo uno o due e tra questi non tutti sono disponibili a servirti, sei troppo decentrato. Così capita il cliente scontento perché non hai l’ultima novità televisiva. Che rabbia, quel prodotto il tuo magazzino non ce l’ha. Il cliente gira i tacchi con subdole frasi del tipo: “Ero in città ieri, ma ho aspettato per acquistare il prodotto qui…. Se lo sapevo… non si preoccupi, me lo farò portare domenica da mia sorella che viene a trovarmi”. E a quel punto ti auguri che quella Ditta un giorno debba mendicare anche le tue dodici vendite l’anno. Arrivi a sera, sali in macchina per l’aggiornamento professionale in città, e magari piove o è ghiacciato….
Ormai è mattina, vai ad aprire puntuale perché l’autobus dalle frazioni montane arriva presto.
Ecco il primo cliente, una donna anziana con mille fastidi. Ti ha visto crescere, forse ti ha anche rimproverato per qualche marachella, quando eri ragazzo.
Ma la civiltà contadina ha la sua educazione e i suoi ruoli, ora sei il Suo farmacista e ti da irrevocabilmente del “Lei”. Ti guarda speranzosa con i suoi occhi luminosi, un po’ annacquati, tornati bambini. Le hanno prescritto una nuova cura: “Dottore, Lei cosa ne pensa?”