L’Ipertensione Arteriosa

L’ipertensione arteriosa non è una malattia di per sé ma aumenta il rischio di essere colpito da ictus cerebrale, infarto di cuore, insufficienza renale ed altre malattie.
ipertensioneD’altro canto, il ricorso alle cure oggi disponibili permette di eliminare pressoché completamente questo rischio “aggiuntivo”.
Ma quando è che si può parlare di ipertensione arteriosa?
Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari cresce con l’aumentare dei valori pressori. Un soggetto con valori di pressione sistolica di 120 mm Hg (considerati assolutamente normali) ha comunque un rischio cardiovascolare leggermente superiore a chi presenti una pressione sistolica di 110 mm Hg.
Tuttavia, secondo il consenso degli esperti, si ritiene che il rischio cardiovascolare aumenti al punto di giustificare un intervento terapeutico, anche farmacologico, in presenza di valori di pressione pari o superiori a 140 mm Hg per quanto riguarda la pressione sistolica (la “massima”) e/o pari o superiori a 90 mm Hg per quanto riguarda la pressione diastolica (la “minima”). Valori pressori compresi tra 140/90 e 160/100 sono definiti ipertensione arteriosa di grado 1, tra 160/100 e 180/110 si parla di ipertensione arteriosa di grado 2 e, oltre i valori di 180/110, si parla di ipertensione arteriosa di grado 3.
Più semplicemente si può parlare di ipertensione lieve (grado 1), moderata (grado 2), grave (grado 3).
Quando i valori massimi e minimi rientrano in fasce diverse, per classificare l’ipertensione si considera il grado più alto.
Per identificare le complicanze dell’ipertensione arteriosa, la diagnostica per immagini ha attualmente un ruolo molto importante. In particolare l’Eco-colorDoppler (CD), metodica di facile esecuzione e priva di rischi collegati ad esposizione radiante o alla somministrazione di mezzi di contrasto, è metodica di prima scelta per molte indicazioni.
Ne sono utili esempi l’Ecocardio-CD (per valutare le conseguenze sul cuore del sovraccarico pressorio), il CD dei Tronchi Sovraortici (per evidenziare lesioni parietali delle arterie, in particolare le carotidi), l’Eco-CD dell’aorta addominale (dove l’ipertensione può favorire sia la dilatazione aneurismatica che l’ostruzione del vaso), l’Eco-CD delle arterie renali (ormai divenuto l’esame di prima scelta per la diagnosi di ipertensione nefrovascolare, ipertensione causata, cioè, da ischemia del rene secondaria ad ostruzione delle arterie renali).