L’Elastosonografia

Nella maggioranza dei casi, le lesioni identificate con l’ecografia hanno caratteristiche tali da poterne discriminare la natura con molta accuratezza; in altri casi le lesioni non posseggono caratteristiche ecografiche peculiari con conseguente difficoltosa diagnosi se non con l’ausilio di altre metodiche.
elastosonografiaUn primo passo verso il miglioramento diagnostico ci viene dell’utilizzo della funzione colore (Color Doppler) che studia il movimento e la direzione del flusso sanguigno.
L’ultima frontiera è rappresentata dell’elastosonografia. Si tratta di una tecnica che fornisce informazioni relative all’elasticità dei tessuti. Tale metodica, si basa sul presupposto che i processi patologici (neoplastici, infiammatori acuti, traumatici…) modificano le caratteristiche fisiche dei tessuti quindi la loro elasticità, consistenza e mobilità.
Sulla base di ciò nasce l’idea di valutare l’elasticità dei tessuti in vivo sfruttando le onde ultrasonore, le stesse utilizzate per l’ecografia tradizionale.
Le potenzialità dell’elastosonografia sono particolarmente indicate per lo studio della mammella e della tiroide.
Tale metodica, analizza la modificazione degli impulsi che provengono da una struttura prima e dopo compressione manuale. In questo modo si ottiene l’elastogramma, una sorta di maschera o finestra che si sovrappone a quella B-mode (scala di grigi dell’ecografia tradizionale). Tale maschera è rappresentata da una varietà di colori che va dal rosso al verde al blu che corrispondono ad aree di tessuto scansionato e che hanno diversa elasticità. La corrispondenza di un colore ad un grado preciso di elasticità tissutale è variabile da un’apparecchiatura ecografica all’altra, ma di facile interpretazione per il medico ecografista grazie alla presenza di una scala colore presente su tutte le apparecchiature.
È importante ricordare che il medico ecografista deve saper conoscere ed interpretare quelle condizioni che possono alterare e falsare l’elastosonogramma (esempio sono le calcificazioni, i fenomeni necrotico-colliquativi etc) e dare falsi positivi o falsi negativi così come deve sapere che una formazione cistica (formazione benigna) ha un pattern elastosonografico tipico.
La durata dell’esame è di pochi minuti, solitamente si tratta di una valutazione finale che il medico ecografista effettua al termine di un esame ecografico tradizionale che abbia messo in evidenza aree nodulari.
Per le valutazioni cliniche sono state elaborate per mammella e tiroide dei gradi o patterns elastosonografici con elasticità decrescente, 5 per la mammella e 4 per la tiroide.
Le correlazioni anatomo-patologiche delle lesioni con i dati elastosonografici sembrano indicare una buona concordanza.
L’elastosonografia fornisce un notevole contributo nella diagnosi differenziale riducendo il numero di pazienti da sottoporre ad agobiopsie, procedure che nel 70-80% dei casi non si rivelano necessarie, riduce i costi e lo stress del paziente.

Dott.ssa Paola BROSIO