Le Vie Uditive Centrali

Una diretta correlazione tra le modificazioni istopatologiche a carico delle vie uditive centrali e le alterazioni clinico-funzionali nel soggetto anziano non sono state ancora ben individuate, ma che anche le vie uditive centrali con le loro proiezioni corticali vadano incontro a processi degenerativi è indiscutibile.insjeme_audix
Infatti anche a livello di queste strutture sono state evidenziate alterazioni legate all’invecchiamento:
– una riduzione del numero delle cellule neuronali;
– un progressivo decremento principali atti vità enzimatiche connesse con la produzione di energia livello cellulare;
– modificazioni delle concentrazioni di neurotrasmettitori;
– alterazione dei meccanismi di autoregolazione del flusso ematico cerebrale.
Numerosi studi hanno evidenziato, nei soggetti anziani, una riduzione delle cellule del nucleo cocleare ventrale del tronco cerebrale, accompagnata da fenomeni degenerativi cellulari e da una gliosi riparativa.
Arnstrong studiando la correlazione tra il quadro clinico audiologico ed i cambiamenti strutturali nella coclea e nel nucleo cocleare ventrale in un paziente di 72 anni di sesso femminile, ha descritto una significativa perdita di neuroni ganglionali a carico della porzione anteromediale del nucleo cocleare ventrale, senza concomitanti significative alterazioni a carico della stria vascolare e delle cellule del ganglio spirale.
Il profilo audiometrico tonale indicava una moderata perdita neuro sensoria le sulle basse frequenze che diveniva più severa sulle alte, associato ad una discriminazione vocale, un tone Decay ed un SISI test nella norma.
Da questo l’Autore deduce che modificazioni a carico della porzione anteromediale del nucleo cocleare ventrale sono una possibile causa di perdita uditiva sulle alte frequenze.
Questo reperto supporta l’ipotesi di Suga e Lindsay che sostiene che certi tipi di presbiacusia non necessariamente indicano una lesione a carico delle strutture cocleari.
Sono state anche descritte :
– un aumento di inclusioni di lipofucsina nelle cellule dei nuclei cocleari insieme ad una contemporanea riduzione della dimensione complessiva dei nuclei stessi in rapporto con l’età;
– una riduzione del numero dei neuroni anche a carico del complesso olivare superiore del tubercolo quadrigemino inferiore e del corpo mediale;
– una riduzione sia il numero delle fibre che delle dimensioni complessive del fascio del lemnisco laterale associato ad una modesta riduzione del numero dei neuroni del suo nucleo.
Anche la corteccia uditiva va incontro ad un considerevole decremento neuronale e le cellule residue possono essere ridotte in volume e presentare modificazioni degenerative intracellulari.
Le alterazioni istopatologiche sarebbero più pronunciate nella corteccia uditiva nelle vie discendenti. Tutto ciò comporta una serie di modificazioni del sistema nervoso centrale: una generale riduzione dell’attività cerebrale come evidenziato dal diminuito consumo di ossigeno da parte del cervello anziano; vasti fenomeni degenerativi portano anche ad una riduzione dei recettori b-adrenergici, sia nel tronco encefalico che nel cervelletto con un decremento di concentrazione di norepeinefrina, come rilevato da Maggi et all. sul cervello di ratti anziani.
Il decremento di dopamina e norepeinefrina, neurotrasmettitori eccitatori, spiegherebbe il rallentamento della performance uditiva nel soggetto anziano, come la riduzione nella capacità di localizzare le sorgenti sonore in base alla differenza di tempo delle vibrazioni acustiche che colpiscono le due orecchie, l’incapacità di discriminare segnali di diversa frequenza ed intensità, riconoscere memorizzare ed evocare parole, frasi, etc., comprendere parole emesse a velocità superiore a quella abituale, cogliere il significato di due messaggi simultanei trasmessi contemporaneamente con differente intensità.