Il Duro Lavoro del Genitore

“Leonardo, 4 anni, a scuola da morsi, tira i capelli alle compagne e non riesce a stare fermo.”
genitori “Alessia, 5 anni, la mattina non vuole mai alzarsi dal letto, dopo ripetuti tentativi, la mamma deve prenderla in braccio e portarla in cucina. Quando sale in macchina non vuole mai mettere la cintura. Risponde male al papà”
“Alessandro, 13 anni, torna a casa da scuola e inizia a giocare alla playstation, la mamma lo richiama ripetutamente per fare i compiti, ma lui inizia ad urlare e continua a giocare. Dopo un tira e molla continuo la mamma gli urla, gli strappa la playstation, Alessandro va in camera urlando e sbattendo la porta. Inizia a fare i compiti solo verso le 19.”
“Patrizio, 4 anni, non riesce a fare la cacca né nel pannolino, né nel water, né nel vasino. Ha paura che gli faccia male e tutte le volte che la deve fare si dispera.”
“Marta, 3 anni, mangia poco, mette il cibo in bocca, ma non lo ingoia. Se alla fine riesce a mangiare poi vomita.”
“Marco, 5 anni, la notte dorme ancora con il pannolino perché  fa la pipì a letto”
“Andrea, 7 anni, non riesce ad addormentarsi da solo nel suo letto. La mamma deve tutte le sere portarlo nel proprio letto, farlo addormentare e poi riportarlo nella cameretta. Se la notte Andrea si sveglia, piange e corre nel letto dei genitori dove resta fino alla mattina.”
Essere genitore è un compito estremamente impegnativo. Oltre a rispondere ai bisogni del proprio bambino, i genitori sono  responsabili dello sviluppo iniziale del suo comportamento. Con la crescita, dai primi anni di scuola, attraverso l’adolescenza e fino all’età adulta, i genitori condividono tale responsabilità con gli insegnanti e con altre figure.
Prima di parlare di tecniche educative comportamentali, ci si deve chiedere che cosa si intende con il termine comportamento? Alcuni sinonimi comunemente usati includono: “attività”, “azione”, “prestazione”, “risposta” e “reazione”. Essenzialmente il comportamento è qualsiasi cosa che una persona dice o fa. Costituisce un comportamento il colore degli occhi di una persona? L’ammiccamento? I vestiti che uno indossa? Il vestirsi? Se si risponde negativamente alla prima e alla terza domanda e affermativamente alla seconda ed alla quarta, ci siamo. Sono comportamenti prendere 8 ad un compito di matematica o diminuire 15 kg? No. Questi sono conseguenze o prodotti del comportamento. Il comportamento che produce  l’ottenere 8 è ” uno studio efficace”. I comportamenti che portano alla perdita di peso sono “mangiare il giusto e fare esercizio fisico”.
“Camminare, discutere, gridare a qualcuno”, sono tutti comportamenti che possono  essere osservati e registrati da un individuo diverso da chi li attua. Il comportamento può anche essere riferito ad attività personali interne, non  immediatamente osservabili dagli altri. Per esempio, uno studente di terza media prima della prova Invalsi all’esame potrebbe pensare “non ce la farò, sbaglierò le risposte” e si sentirà agitato.
Sia i comportamenti manifesti che quelli personali interni possono essere influenzati dalle tecniche comportamentali.
Le tecniche educative comportamentali vengono utilizzate per aiutare i genitori a insegnare efficacemente  ai loro bambini a camminare, a sviluppare le abilità linguistiche di base, l’attenzione per la pulizia personale e l’aiuto in casa. Le figure genitoriali  apprendono delle strategie per ridurre i comportamenti problematici, come: mangiarsi le unghie, gli accessi di ira, i comportamenti aggressivi, la trasgressione alle regole, l’ignorare le richieste e  le discussioni frequenti.
Alcuni problemi comportamentali di bambini ed adolescenti sono così complessi da richiedere un trattamento diretto dello/a  psicologo/a dell’età evolutiva ad orientamento cognitivo – comportamentale, come sostegno al lavoro svolto dai genitori con i propri figli.
Quando si applica una strategia che utilizza conseguenze positive (rinforzi) è importante avere chiari i comportamenti  da incrementare, perché è solo su questi che si vuole incidere direttamente,  tralasciando quelli negativi.
Il passo preliminare consiste nell’individuare degli obiettivi per il bambino. I comportamenti possono essere problematici (dire parolacce al fratellino) o positivi (riordinare la propria stanza): nel primo caso si devono ridurre, nel secondo si devono aumentare. Queste strategie sono particolarmente efficaci nel trattare problemi di oppositività e disobbedienza, ma hanno buoni risultati anche con problemi  d’ansia. Ad esempio un bambino con la paura del buio potrebbe essere rinforzato (ottenere un premio) per il fatto di accettare di dormire da solo nella propria stanza, o un bambino con ansia scolastica potrebbe essere rinforzato per il fatto di andare regolarmente a scuola interrompendo le assenze.
Il premio viene dato immediatamente dopo il comportamento desiderato. Ad esempio, un programma televisivo, una partita di calcio della squadra del cuore. Può accadere che regali particolari non siano disponibili quando il bambino si comporta nel modo desiderato, in questo caso  è possibile  assegnare subito al bambino un riconoscimento simbolico ( ad esempio un punto premio) che poi potrà essere scambiato con il premio reale. Il bambino deve sempre sapere il motivo per cui si è guadagnato il premio: numerosi studi hanno infatti evidenziato come più è bassa l’età del bambino più è importante che gli sia spiegato perché è stato premiato …
Ricevere il premio deve rappresentare la conseguenza del comportamento positivo ed è buona norma  scegliere “rinforzatori” a cui il soggetto non ha libero accesso. Se il rinforzo è fruibile dal bambino per altri motivi, la sua efficacia si riduce. Ad esempio: “ i genitori lasciano che la loro bambina guardi la TV per tutto il tempo che vuole, tale attività non può essere considerata un premio dalla bambina e non avrà alcuna funzione di rinforzo”. In questo caso si chiederà ai genitori di gestire in modo sistematico l’accesso ai programmi televisivi da parte della bambina.
Facciamo degli esempi pratici di tecniche educative comportamentali:
“Se adesso ti lascio giocare alla playstation, devi promettermi che tra un ora ti metti  a fare   i compiti.” Il bambino risponde: “Va bene lo prometto.” Ciò che in questo caso viene rinforzato non è “fare  i compiti”, ma il verbalizzare una promessa. Va bene se si tratta di un bambino che mantiene abitualmente le promesse, ma con gli altri non si può essere sicuri che le cose vadano nel migliore dei modi. Quindi è meglio dire: “dalle 4 alle 6 fai i compiti e dopo potrai fare pausa di 30 minuti giocando alla playstation”.
“Se smetti di dare fastidio a tuo fratello, ti compro le figurine”. In questo caso l’unica cosa che viene rinforzata é la tendenza ad infastidire il fratello poiché gli procura una ricompensa tutte le volte che smette..
In questo caso deve essere  premiato un comportamento positivo chiaramente richiesto come “giocare insieme a monopoli o ad un altro gioco” una volta realizzato il comportamento voluto, la mamma/il papà premia i fratelli: Bravi bimbi, vedo che giocate insieme divertendovi. Sono molto contenta/o di voi”
“ Se per un mese non disturbi in classe, ti faccio l’abbonamento allo stadio”.
Una simile richiesta fatta ad un bambino che ha difficoltà a stare fermo anche per brevi periodi, è destinata a essere sicuramente delusa con conseguente frustrazione per il piccolo. E’ necessario proporre al bimbo obiettivi raggiungibili prevedendo, dove è necessario, delle mete intermedie che sono preparatorie al raggiungimento dell’obiettivo finale. In questo caso il bambino potrebbe essere premiato al raggiungimento di un traguardo parziale rappresentato dallo stare seduto e attento all’insegnante almeno mezz’ora di seguito.
In conclusione, quando i genitori hanno problemi a relazionarsi e/o a gestire i propri figli, possono apprendere le Tecniche Educative Comportamentali in sedute psicologiche individuali o partecipando a brevi percorsi di 6/8 incontri con una psicologa dell’età evolutiva cognitivo \ comportamentale, che valuta la situazione e individua le strategie educative più indicate per aumentare la relazione genitore\bambino e ridurre i comportamenti problematici.