Il Bambino Piccolo e il Suo Mondo

Fin dalle prime settimane di vita, il bambino possiede una serie di prerequisiti percettivi che gli consentono di mettersi in relazione con gli altri, ad esempio il neonato sorride di più quando sente la voce della madre o della persona che lo cura, a 3 mesi è in grado di distinguere le espressioni facciali di gioia, tristezza e collera nel volto della madre e di rispondervi in modo appropriato.persea
Nell’arco di alcuni mesi il neonato sviluppa una serie impressionante di abilità nell’elaborare esperienze e percezioni, aumentano le sua capacità visive e uditive, si forma la memoria a breve termine e quella a lungo termine indispensabile per riconoscere, attraverso il confronto con i “dati in memoria” ,i volti familiari, gli oggetti, i luoghi.
Il neonato nasce con una predisposizione innata allo scambio e alla relazione con la persona che si prende cura di lui, infatti è dotato di riflessi come il pianto e il sorriso, che contribuiscono a creare il legame di attaccamento,inoltre il bambino conquista l’adulto anche con le caratteristiche somatiche, i vocalizzi, gli sguardi, i movimenti, che hanno la funzione di favorire le condotte di accudimento e di elicitare emozioni positive negli adulti.
Contemporaneamente si sviluppa la capacità motoria, il bambino inizia a gattonare e poi a sperimentarsi nella posizione eretta, i successi sono vissuti dal piccolo con grande piacere e aumentano la percezione di autoefficacia. Intorno ai venti mesi i bambini sono in grado di partecipare alle attività familiari quotidiane, come spostare oggetti dal tavolo apparecchiato con abilità e attenzione, a due anni sono in grado di lavarsi viso e mani, a tre di vestirsi, l’adulto purtroppo spesso tende a bloccare l’iniziativa del bambino perché lo ritiene incapace, invece dovrebbe favorirne l’autonomia, guidandolo e apprezzando il suo desiderio di essere attivo e la sua crescente abilità.
Il bambino è un’entità specifica e irripetibile che muta continuamente con la crescita, producendo nuove identità più complesse ma assolutamente peculiari nel loro funzionamento, così esiste il sistema-neonato, il sistema-bambino, il sistema-adolescente, quello del giovane e poi dell’adulto e per ogni età della vita.
Questo processo di crescita si snoda attraverso stadi diversi, nel corso dei quali il bambino aumenta le proprie competenze e quindi anche il proprio modo di percepire e comprendere la realtà raggiungendo capacità sempre più elevate. Il motore di questa maturazione è un delicato processo di integrazione fra patrimonio genetico personale, esperienze vissute nel proprio ambiente e modalità di rielaborazione di queste esperienze, l’integrazione di queste tre istanze contribuisce a stimolare il raggiungimento di quelle che oggi vengono considerate le principali caratteristiche dell’intelligenza creativa: un buon livello di Autoefficacia, Curiosità, Tolleranza del conflitto e della frustrazione, Uso positivo dei propri errori; Valutazione del rischio; Apertura verso il nuovo.
In questa ottica le attuali teorie dello sviluppo, mettono l’accento sull’importanza della “RELAZIONE” nel processo di adattamento del bambino all’ambiente e di costruzione della propria identita, “crescere” non è più considerato solo apprendere abilità ma anche e soprattutto sapersi adattare creativamente e costruttivamente alle situazioni.
Naturalmente per svilupparsi armoniosamente il bambino deve godere di una buona tranquillità emotiva, diversamente impiegherà tutte le sue energie a difendersi ad isolarsi dalle situazioni che gli procurano dolore o lo fanno sentire minacciato, un buon clima affettivo e la presenza di figure di attaccamento sicure permetteranno al bambino di costruire un’immagine di sé positiva e degna di amore e di sviluppare la fiducia verso gli altri.
È chiaro che le esperienze vissute dal bambino nei primi anni sono basilari per la formazione della sua personalità e lasciano un’impronta che segnerà la sua modalità futura di affrontare la vita, pur nei continui cambiamenti che l’acquisizione di nuove possibilità cognitive e linguistiche e la maturazione di complesse strategie per la comprensione degli eventi, provocheranno con la crescita.
Che fare dunque per quei piccoli che sono “incappati” loro malgrado in ambienti poco favorevoli ? In questi casi è assolutamente necessario offrire ai bambini esperienze “riparative”, affidarli a persone in grado di accoglierli con tutto il carico di rabbia e di sfiducia che spesso questi piccoli portano dentro e che sono retaggio delle esperienze subite.
Questi bambini hanno bisogno di sperimentare prima possibile, la dolcezza dell’accudimento vero, fatto sia di attenzioni amorevoli verso i loro bisogni primari,che di tutto quell’ampio repertorio di comportamenti che avvolgono, gratificano, valorizzano, proteggono; la vicinanza, il contatto fisico,la voce sono i veicoli attraverso cui si alimentano il senso di sicurezza e il benessere psicologico del bambino.
In un ambiente stimolante attento alle sue esigenze, il bambino può tornare ad essere fiducioso, curioso, attivo, poiché egli trae la propria sicurezza non solo dalle competenze che và sviluppando e che gli consentono di comprendere sempre meglio la realtà, ma prioritariamente dal modo in cui gli altri gli rispondono, lo rassicurano, capiscono le sue esigenze, lo incoraggiano e gli trasmettono gioia e amore.