I Virus Influenzali

L’influenza è una malattia infettiva causata da virus a RNA della famiglia degli Orthomyxoviridae di cui esistono diversi generi e specie: A, B e C che generalmente infettano una specie animale specifica o l’uomo.
virus_influenzaI virus appartenenti al tipo Influenza A sono ulteriormente classificati in base alle proteine superficiali (HA o H, Emoagglutinina) e (NA o N, Neuraminidasi). Ad oggi sono stati identificati sedici sottotipi (o sierotipi) H e nove sottotipi N del virus Influenza A la cui combinazione identifica la specie virale es. H1N1. I virus influenzali hanno una capacità altissima di variazione delle proprie caratteristiche antigeniche (HN), che permette loro di sfuggire al controllo del sistema immunitario anche di soggetti precedentemente infettati o di infettare specie diverse e che sono la causa delle epidemie e pandemie influenzali. Sono stati riconosciuti due tipi di alterazione antigenica: l’antigenic drift («variazione antigenica») che si verifica nei virus influenzali A e B e comporta modificazioni relativamente minori nell’ambito del sottotipo che danno luogo a virus responsabili delle epidemie annuali e l’antigenic shift («mutazione antigenica») che si riferisce a una modificazione importante nella proteina di superficie, cioè nell’intera H o N (o in ambedue); questa variazione è più rara e causa la brusca comparsa di nuovi sottotipi che, trovando la popolazione non immune, provocano influenze pandemiche con elevato tasso di mortalità. Il virus H1N1, comparso per la prima volta nel 1918, ha provocato la più grave pandemia influenzale del XX° secolo, denominata ‘spagnola’. Un altro sottotipo responsabile di un’influenza pandemica nell’uomo e nei suini è stato il virus  H1N1v nel 2009.

L’influenza, un problema di Sanità Pubblica
L’influenza è un importante problema di Sanità Pubblica perché molte persone vengono infettate; il numero di casi può essere più o meno elevato a seconda della trasmissibilità del virus influenzale che circola. Il picco influenzale avviene in inverno, e poiché nell’emisfero boreale e in quello australe l’inverno giunge in periodi dell’anno diversi, esistono due diverse stagioni influenzali ogni anno. Per questo motivo l’OMS raccomanda due diverse formulazioni di vaccino ogni anno, una per il nord e una per il sud.
In Europa, l’influenza si presenta con epidemie annuali durante la stagione invernale, ma si verificano anche casi sporadici al di fuori delle normali stagioni influenzali. Tutte le epidemie influenzali annuali sono associate a elevata morbosità e mortalità. L’infezione da virus influenzale può avere un decorso asintomatico, ma nella maggior parte dei casi i sintomi più comuni possono includere febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari e delle articolazioni, cefalea e malessere generale; questi sintomi si risolvono in genere spontaneamente entro circa una settimana dall’esordio, ma esistono anche casi di infezione influenzale severi che possono essere causati direttamente dal virus influenzale o da sovra infezioni batteriche o virali che si verificano dopo che il virus influenzale ha procurato danni a livello delle basse vie respiratorie. I casi severi e le complicanze dell’influenza sono più frequenti nei soggetti al di sopra dei 65 anni di età e in determinate categorie di rischio, quali  diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e respiratorie croniche, bambini molto piccoli e donne incinte. Il Centro Europeo per il controllo delle Malattie (ECDC) stima che in media circa 40.000 persone muoiano prematuramente ogni anno a causa dell’influenza nell’UE. Il 90% dei decessi si verifica in soggetti di età superiore ai 65 anni, specialmente tra quelli che presentano condizioni cliniche croniche di base. Per ogni decesso corrispondono molti più ricoveri derivanti da complicazioni. Casi gravi di influenza si verificano, anche se raramente, in persone sane che non rientrano in alcuna delle categorie sopra citate, per questo motivo la sindrome influenzale non deve essere mai sottovalutata e correttamente diagnosticata.

Prevenire è meglio che curare
La trasmissione interumana del virus dell’influenza si può verificare per via aerea attraverso le gocce di saliva di chi tossisce o starnutisce, ma anche attraverso il contatto con mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Per questo, una buona igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie può giocare un ruolo importante nel limitare la diffusione dell’influenza. Recentemente l’European Centre of Disease Prevention and Control (ECDC) ha valutato le evidenze sulle misure di protezione personali (misure non farmacologiche) utili per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza, ed ha raccomandato le seguenti azioni: lavaggio delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici), buona igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, trattare i fazzoletti e lavarsi le mani), isolamento volontario a casa delle persone con malattie respiratorie febbrili specie in fase iniziale, uso di mascherine da parte delle persone con sintomatologia influenzale quando si trovano in ambienti sanitari (ospedali). Tali misure si aggiungono a quelle basate sui presidi farmaceutici (vaccinazioni e uso di antivirali).

La vaccinazione
L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica quale obiettivo primario della vaccinazione antinfluenzale la prevenzione delle forme gravi e complicate di influenza e la riduzione della mortalità prematura in gruppi ad aumentato rischio di malattia grave: una strategia vaccinale basata su questi presupposti presenta un favorevole rapporto costo-beneficio e costo-efficacia. I gruppi a rischio rispetto alle epidemie di influenza stagionale, ai quali la vaccinazione va offerta in via preferenziale, sono le persone di età pari o superiore a 65 anni, nonché le persone di tutte le età con alcune patologie di base che aumentano il rischio di complicanze in corso di influenza.
Il periodo destinato alla conduzione delle campagne di vaccinazione antinfluenzale è, per la nostra situazione climatica e per l’andamento temporale mostrato dalle epidemie influenzali in Italia, quello autunnale, a partire dalla metà di ottobre fino a fine dicembre. Occorre sottolineare che la protezione indotta dal vaccino comincia due settimane dopo l’inoculazione e perdura per un periodo di sei-otto mesi, poi tende a declinare. Per tale motivo, e perché possono cambiare i ceppi in circolazione, è necessario sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale all’inizio di ogni nuova stagione influenzale.

Al di là delle sigle, quale influenza ci aspetta
Se un virus ha già circolato molto è probabile che abbia già colpito molte persone che quindi sono divenute immuni, per cui la popolazione è meno suscettibile all’infezione; viceversa un virus completamente nuovo potrà infettare una popolazione più numerosa. Il mix di virus in arrivo il prossimo inverno comprende un virus B nuovo di zecca  e due virus A che hanno già un po’ di storia alle spalle. L’A/California H1N1 è il famoso virus della “pandemia” del 2009 e che anche lo scorso anno è stato fra i protagonisti della stagione influenzale; questo virus ha probabilmente già infettato gran parte delle popolazione per cui probabilmente il suo ruolo sta volgendo al tramonto. Viceversa il virus A/Victoria H3N2, già presente anche lo scorso anno, l’inverno passato non è stato particolarmente attivo per cui quest’anno potrebbe avere un impatto maggiore. Le previsioni degli esperti, per quanto condizionate anche da altri fattori, quali quelli meteorologici, sono per quest’anno abbastanza tranquillizzanti. I virus in arrivo infatti dovrebbero provocare un’epidemia di minor intensità rispetto a quella dello scorso anno quando l’influenza ha messo a letto complessivamente 6 milioni e mezzo di italiani. Le previsioni per quest’anno parlano di circa 4 milioni e mezzo di casi.