Caro Lettore, ti aspetto…

Caro lettore, sono io dietro questo camice bianco che ti ricevo quando entri i farmacia con la ricetta e ti chiedo “vuole il farmaco di marca “Brand” o quello equivalente?”
farmaluccaSpesso mi rispondi con una domanda: “ma è vero che sono uguali?” Sì, vorrei tanto dirti di sì e consentirti di risparmiare il ticket fosse anche pochi centesimi. Però anche la mia convinzione si sgretola di fronte ad alcuni tristi episodi. Forse non tutti ricordano il caso della rifaximina, generico del normix-rifacol che è stata ritirata al termine del procedimento giudiziario intentato dalla ditta titolare del “brand”. Quella volta il principio attivo, la rifaximina, era stato cristallizzato in una forma polimorfa differente e questo andava a pesare sull’assorbimento, che per il generico era sistemico e per il brand era solo locale. Risultato? Chi prendeva il normix-rifacol aveva una disinfezione intestinale e chi prendeva la rifaximina aveva un effetto antibiotico sistemico con rischio di antibiotico-resistenza. Il caso più recente è quello dell’eutirox, poco dopo l’uscito il generico con una nota l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha raccomandato di non sostituirlo in alcuni casi e comunque di infomare il paziente che accetta la sostituzione di effettuare i dosaggi ormonali dopo 4-6 settimane… Dinanzi a tanta confusione generata dagli stessi che dovrebbero vigilare e fare chiarezza che risponderti? Io sento il peso della tua fiducia per me così preziosa ho cercato chiarimenti in rete ed ho trovato un brano dell’intervista al prof Gallelli di Catanzaro pubblicata su SaluteDomaniTV:
“Il farmaco “brand” è quello originale, di riferimenti, registrato e ha di solito un nome di fantasia. Ha un brevetto della durata solitamente 20 anni. Alla scadenza del brevetto qualunque azienda farmaceutica può produrre un farmaco generico che, secondo il decreto del 1996, deve essere simile, per quanto riguarda il principio attivo nella composizione qualitativa e quantitativa, deve avere la stessa formulazione del farmaco brand di riferimento, le stesse indicazioni e una simile bioequivalenza. Nonostante ciò però emergono differenze dal punto di vista clinico: ci può essere una differenza di più o meno del 5% di principio attivo tra farmaco generico e farmaco brand; di più o meno 20% nella bioequivalenza tra i due tipi di farmaci. Inoltre non si fa riferimento agli eccipienti e ci possono essere differenze per le indicazioni cliniche.”
Curioso: un pasticcere che deve preparare laTorta Sacher la allestisce seguendo la ricetta secondo arte. Cercherà di farla più simile possibile all’originale. Come è possibile che una azienda farmaceutica multinazionale disponendo della “ricetta” del “Brand” senta il bisogno di discostarsi dall’originale quando la scelta di un eccipiente piuttosto che un altro non costituisce un risparmio sostanziale? Sai cosa mi rode di più? Che forse io lo saprei fare secondo arte come il vecchio preparatore di una volta e pensando a te vorrei farlo al meglio perchè hai riposto in me la tua fiducia.
Non c’è legge, prescrizione, veto che possa sostituirsi alla coscienza di ciascuno, per questo auspico che anche quei signori che lavorano alacremente nelle multinazionali chiudano gli occhi e vedano i tuoi e comincino a fare bene il proprio lavoro, generando una filiera virtuosa che consenta a me di dirti il Sì più sincero. Intanto io sono qui a vigilare ed a consigliarti: ci sono ambiti in cui il generico è una valida alternativa. Ti aspetto.