Canapa Indiana, Cannabis Sativa, Marijuana o Ganja?

Ebbene, la storia della Canapa si perde nella notte dei tempi.insjeme_cannabis
La Columbia History of the world sostiene che un intreccio di fibre di questa antica pianta sia nato più di 10000 anni fa.
Un trattato di farmacologia cinese attribuito all’Imperatore Shen Nung, datato 2737 a.C., contiene probabilmente il primo riferimento all’utilizzo della Cannabis come medicina.
In Italia, con l’espansione coloniale e navale, la Canapa vide la sua massima produzione commerciale nel XVIII secolo, quando le Repubbliche marinare avevano iniziato ad usarla largamente per corde, alberi, ciondoli, gagliardetti e per le vele delle proprie flotte da guerra.
Pianta dalle molteplici proprietà che cresceva velocemente, costava pochissimo e poteva essere coltivata a qualsiasi latitudine con buona resa, forniva la materia prima per la produzione di carta, fibra tessile e olii combustibili.
La coltivazione agricola della canapa era molto comune nelle zone del mediterraneo e del centro Europa e in America divenne persino valuta: i coltivatori potevano cioè pagare le tasse fornendo allo Stato l’equivalente di quanto dovuto in canapa o derivati della sua lavorazione.
Proprio a causa di questa grande diffusione sul territorio, agli inizi del 1900 negli Stati Uniti la Canapa Indiana subì una forte campagna denigratoria e un’opera mediatica di demonizzazione perpetrata soprattutto dalle compagnie industriali concorrenti che puntavano allo sfruttamento del petrolio per l’energia, delle risorse boschive per la carta e delle fibre artificiali in campo tessile. Fu associata da subito alla droga e dalla condanna morale si arrivò nel 1937 alla messa al bando perché illegale con il famoso “Marijuana Tax Act” tuttora in vigore ed i molti prodotti che si erano ottenuti fino ad allora vennero soppiantati da quelli dell’industrie petrolchimiche di scala mondiale.
La Cannabis o Canapa è un genere di pianta angiosperma. Si ritiene che esistano tre specie: Cannabis Sativa, Cannabis Indica e Cannabis Ruderalis, anche se la classificazione e l’individuazione delle diverse specie è argomento controverso tra i diversi botannici. Pianta sacra per i popoli Hindu, era indicata in sanscrito con il nome di Bhanga, Vijaya e Ganjika (Ganja). Secondo una classificazione del 1976 esiste una sola specie , la Cannabis Sativa divisa in due sottospecie: la Cannabis Sativa e la Cannabis Indica che si differenziano per la quantià di cannabinoidi ovvero di sostanze dotate di attività sul Sistema Nervoso. Da entrambe le sottospecie si possono ottenere i preparati psicoattivi Hashish e Marijuana, rispettivamente resina e infiorescenze femminili, utilizzati fuori dall’ambito terapeutico a scopo voluttuario come sostanze stupefacenti, (pratica evidentemente ancora illegale in molti stati)
In Italia il Decreto Ministeriale del 23 Gennaio 2013 autorizza l’impiego delle infiorescenze di Cannabis come materia prima per la preparazione galenica di prodotto con attività terapeutica; ovvero tutte le farmacie italiane possono allestire preparati a base di Cannabis infiorescenze in dose e forma di medicamento, dietro presentazione di una ricetta medica da rinnovare volta per volta.
I possibili impieghi terapeutici riguardano i disturbi caratterizzati da spasticità con dolore, es. sclerosi multipla o lesioni del midollo spinale; trattamento della nausea e del vomito indotti da chemioterapia o terapia combinata per HIV o epatite C; dolore cronico; glaucoma. In ogni caso l’uso della Cannabis è indicato solo quando i protocolli di cura ufficiali risultano insoddisfacenti o gli effetti collaterali troppo gravi. I principi attivi sono contenuti nelle infiorescenze femminili della Cannabis e sono denominati Cannabinoidi di cui i più abbondanti sono il D9-tetraidrocannabinolo (THC ) e il Cannabidiolo (CBD ).
Il riscaldamento delle infiorescenze della Cannabis è necessario per estrarre e attivare i Cannabinoidi; per questo le preparazioni utilizzate sono la tisana, l’inalatore, e l’estratto oleoso che prevedono tutte l’utilizzo del calore come fonte di attivazione della reazione di estrazione degli attivi. In particolare l’inalatore (Volcano) consente un assorbimento rapido e completo per evaporazione dei cannabinoidi attraverso il riscaldamento controllato a circa 200°C. A differenza del fumo non si producono prodotti di combustione dannosi per le vie respiratorie.
Oltre agli usi già citati, altre possibili indicazioni terapeutiche sono:
Morbo di alzheimer, Emicrania, emicrania a grappolo, Sindrome di Gilles de la Tourette, Artrite,dolore fantasma, Fibromialgia, Morbo di Crohn,colite ulcerosa,colon irritabile, Anoressia, Incontinenza urinaria, disturbi vescicali.
Sono ancora poche tuttavia le farmacie sul nostro territorio che si sono attivate per la preparazione galenica di prodotti a base di Cannabis a causa delle poche prescrizioni che vengono fatte da medici che , pur avendone la possibilità, non sono disposti a prescrivere tali medicinali o che addirittura non sanno di poterlo fare.
Tutto questo dimostra quanto siano ancora forti i timori e le resistenze nei confronti della cannabis, nonostante in ambito scientifico non vi siano più dubbi sulla sua efficacia medica. Sembra che non si riesca a superare l’associazione tra uso terapeutico e uso ricreativo della sostanza, a conferma delle barriere culturali che impediscono di considerare l’opportunità curativa della pianta.
(17 Marzo 2015 Carlo Lania, Internazionale).